Perché non uso i Tarocchi per predire il futuro
"Papà, facciamo un gioco?" chiede con aria annoiata la bambina a suo padre.
"Sì, dimmi, tesoro, quale?" E lei, con occhi furbi: "Devi dirmi sempre di sì a ogni cosa che chiedo, per un giorno intero".
Chi di noi non ha mai desiderato la stessa cosa prima o poi nella vita? Essere accontentati, assecondati, avere esattamente quello che vogliamo nel momento in cui lo chiediamo è un sogno bellissimo e proibito. Ma già da bambini il campo d’azione viene ristretto e iniziamo a sentire la frustrazione di avere limiti ben definiti, che pian piano diventano sempre più piccoli, finché, a chi viene ristretto troppo, il chiedere diventa un atto privato, a volte mistico, altre volte ribelle; mentre alcuni di noi si dimenticano totalmente che sono capaci di volere.
Una montagna non sa perché certi agenti atmosferici agiscono erodendola, eppure lei resta lì e continua a essere. Potremmo essere come la montagna?
Montagna, desidero essere come te, che possa nascere dentro il mio cuore il tuo segreto.

Quando mi trovo davanti a persone che sono ansiose di avere risposte precise e veloci da parte dei Tarocchi io mi riconosco. Sento anch’io la stessa disperazione nel voler controllare il futuro, nel cercare dei segni che possano anticiparlo.
Forse la montagna non è felice d'essere circondata dalla nebbia. Forse vorrebbe restare sempre verde ed ergersi come una spada fiorita a tagliare il cielo in due.
C’è qualcosa di così confortante nel sapere prima cosa succederà. Eppure, la maggior parte delle volte che qualcosa di importante accade avviene all’improvviso e ci trova arruffati, sporchi e senza che il necessario per sentirci comodi sia a portata di mano. L’essere organizzati è un’illusione che passa dal disagio del dover improvvisare, del doversi lasciar andare, dalla fatica.
È così la montagna s’innevò, e venne ricoperta di un biancore che non la faceva riconoscere più. Scagliava dentro gli occhi dei villeggianti la fanciullezza che torna e ricomincia, la possibilità, l’apertura del cuore.
Sarebbe bello riuscire a darsi, a lasciarsi andare alle cose vivendole. Credo che già questo ci potrebbe aiutare a cambiare o a capire chepossiamo ancora scegliere come stare dentro ciò che ci accade. È per questo che durante le mie letture io provo (anche se è difficile, lo ammetto) a tornare a ritroso dalla risposta verso la domanda. Provo ad escludere il futuro per un attimo, a concentrarmi sul sentire, portare chi ho davanti a mettere in discussione le sue stesse idee. Il desiderio di controllo appartiene alla mente. Il sentire, invece, apre un'altra possibilità: quella dell'immaginale, un luogo in cui le immagini non sono soltanto ciò che vediamo, ma diventano capaci di muovere qualcosa dentro di noi. Imbiancare la mente dall’alto. Farsi sommergere dall’inverno della mente che è silenzio. Assenza di idee. Nulla.
Le radici si aprono al nutrimento. Il micelio riprende il suo movimento. Anche l’acqua fluisce. La montagna esplode.
Le carte dei tarocchi ci parlano proprio così: attraverso le immagini, per risvegliare delle forze che dormono in noi quando le idee soffocano le nostre sensazioni. Sono davvero convinta che i tarocchi siano totalmente affidati al caso, ma non per questo non sono puntuali nel raccontarci qualcosa di noi. Il dialogo è il punto. Dentro noi, dentro le situazioni che viviamo ci sono così tante, infinite correnti di senso che anche solo l’esposizione cosciente ad una di queste correnti può finalmente portare acqua fresca in situazioni stagnanti.
Quando interrogo i tarocchi prima di tutto interrogo me stessa attraverso loro. Come se quelle immagini fossero lo specchio puntuale e preciso di quello che si muove dentro me.
Per questo non credo abbia senso interrogare i Tarocchi per predire il futuro. Il futuro non mi interessa perché non posso conoscerlo. Mi interessa ciò che accade dentro di me mentre provo a crearlo.
La montagna riprende il suo splendore. È verde. Si staglia nel quadro azzurro come una giada preziosa e inarrivabile. Il vento leggero che attraversa la sua roccia per arrivare sul mio viso.
Il futuro è un gioco imprevedibile e io voglio giocarlo fino in fondo.
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