Tarocchi, arte e altre visioni
- 20 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Come i tarocchi hanno ispirato la mia arte
Il futuro, la conoscenza e il mistero
Da qualche tempo il futuro non è più sul trono. I contendenti sono la dea Conoscenza e il dio Mistero, che banchettano a suon di battute sarcastiche, progettando una guerra cosmica. Nel frattempo, il povero Ermes cerca invano di farli comunicare. Ed ecco che si ricorda del mazzo di tarocchi che ha in tasca…e voilà! Il futuro è ancora salvo!
I tarocchi non mi hanno insegnato a prevedere il futuro, mi hanno insegnato a guardare oltre l’immagine.Se durante una lettura di tarocchi mi chiedi: “cosa succederà?” io inevitabilmente penserò a cosa sta succedendo ora che non riesci a vedere. Quali sono le tracce di materia futura che possiamo trovare scavando nelle tue immagini? Questo tipo di lavoro archeologico è proprio quello che faccio con i tarocchi.
ps. Ermes era un messaggero fighissimo, per sapere di più su di lui leggi qui.
Il mio primo mazzo di tarocchi: Aleister Crowley e Frieda Harris
Avevo circa vent’anni quando mi trovai per la prima volta davanti ad un mazzo di tarocchi. Quello che era il mio primo ragazzo, mi aveva appena mostrato un mazzo di Aleister Crowley, uno degli esoteristi più controversi del XX secolo. Le carte illustrate meravigliosamente da Frieda Harris, mi trasmisero subito una forza quasi violenta. Un’intensità che mi ribaltò facendomi sentire come Alice nel paese delle Meraviglie.

In quei giorni avevo una sorta di reverenza alla passione, un desiderio di capire cosa avrei fatto nella mia vita e tanta, tanta paura.
In quel momento le carte diventarono maestri da interrogare.
Figure mitiche di un tempo perduto
Ma facciamo un passo indietro. Avevo già incontrato due figure mitiche nella mia infanzia: le mie nonne, una emiliana e l’altra pugliese.
Due donnone giganti sempre in abito lungo che sapevano trasformare con le loro mani qualsiasi cosa di informe, deforme o non identificato in bellezza e bontà. Mia nonna Danira (nome che ho dato anche a mia figlia) tirava ogni giorno sfoglie di pasta fresca come missione. Mia nonna Bruna invece, era capace di togliere il malocchio e curava solo con l’imposizione delle sue mani.
Per me erano delle streghe antiche con gli abiti sempre sporchi di olio e farina.
Ancora prima dei tarocchi quindi avevo già conosciuto donne che con il proprio fare riuscivano a trasformare la materia e le immagini, rendendo il mondo proprio come loro desideravano.
Quelle figure dei tarocchi in effetti mi parlavano di quello: come riuscire a ottenere delle qualità particolari attraverso il fare? Il folle iniziando un viaggio, l’imperatrice accudendo, il papa comunicando, etc, etc…

Arte e tarocchi
Inseguii quelle immagini per molto tempo: ci giocavo, ci parlavo e le disegnavo finchè approdai all’Accademia di Bella Arti di Brera. Per un pò misi nel cassetto le mie carte, affascinata da figure sempre più complesse, fantastiche e conturbanti.
Le opere d’arte antiche e contemporanee erano piene di sfumature. In una singola opera c’erano così tanti livelli da leggere. che iniziai a esplorare i contrasti tra le immagini.
Fù un momento molto frizzante e iniziai ad intuire che una carta dei tarocchi da sola non può sopportare tutto il peso della domanda e che ogni immagine parla di sé solo se dentro a un dialogo con altre carte.
Uscii dal simbolismo per entrare nelle domande. Le mie. Ritornai indietro: non stavo più cercando le risposte, ma spostavo il punto interrogativo di qua e di là, per trovargli la giusta posizione.
I Tarocchi come specchio creativo
Iniziai così a vedere nei tarocchi personaggi di un mondo che continuavano a porgermi domande, ogni volta diverse, ogni volta più ardite.
Tornare ai tarocchi dopo aver vagato in immagini di ogni forma e tipo era come tornare in un teatro in continuo mutamento.
Ero approdata alla psicologia e alla filosofia delle immagini riprendendo il filo rosso di simboli primitivi e archetipici. Segni che finalmente vedevo in maniera creativa. Non erano più giganti a cui chiedere: erano segni di un alfabeto da scoprire. Finalmente c’ero anch’io. I tarocchi diventarono strumenti creativi della mia conoscenza e della mia capacità di fare arte.
Non cercavo più di riprodurli. Partivo da un’immagine per crearne un’altra, due immagini diventavano personaggi di una mia storia, tre carte si riunivano per dar vita ad una danza originale e mai vista. I tarocchi finalmente avevano iniziato a rispecchiare i miei dubbi dandogli voce.
Scrivere la forma: arte e creatività
Se quando ho incontrato la prima volta i tarocchi mi interessava scoprire chi ero e dove stessi andando ora capisco sempre di più che i tarocchi sono maestri come lo sono anch’io per loro. Loro mi suggeriscono storie e io le scrivo, io impersonifico immagini e loro le disegnano per me. Il mistero non è fuori di noi, facciamo parte di questo mistero. Io sono in viaggio e mentre viaggio scrivo e creo.
Per questo la mia arte è un gioco: uscire dalle regole della quotidianità per scrivere orizzonti di senso che non possono esistere nell’ordinario. Credo, in fondo, che questo, più di altro, risponda oggi alla domanda: chi sono? Qualcuno che dà forma alla propria voce: interiore, nascosta, misteriosa.

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